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La settimana santa di Ispica nel Val di Noto

Veduta generale di Cava Ispica di Jean Houel

Veduta generale di Cava Ispica
Disegno e incisione all’acquatinta di J. Houel.
Tavola CCVI – Paris, 1787

La settimana santa di Ispica nel Val di Noto, trae le sue origini dalla vicina Cava Ispica; un lungo e profondo canyon millenario scavato dalle acque nella roccia.

La settimana santa di Ispica nel Val di Noto, non è l’unica festa religiosa della valle; sicuramente è quella più suggestiva, carica di passione e dalle antiche radici.

Da Cava Ispica, dalla tenacia e dalla forza dei suoi abitanti, dalle sue divisioni traggono forza e passione i riti della settimana santa.

Riti tramandati di generazione in generazione, da padre in figlio, nei tempi, in parte, anche perduti, talvolta riadattati; e, perfino vietati dalle autorità per il troppo fervore religioso che animava le opposte confraternite e finiva per creare tumulti ed incidenti.

Un tempo, i riti iniziavano nella notte del mercoledì santo con la processione dei flagellanti che muoveva dal vignale di San Giovanni, e terminava all’alba del giovedì santo dinanzi le porte della Basilica di Santa Maria Maggiore; dove, al levar del sole, avveniva l’apertura delle porte della Basilica.

La processione dei flagellanti la troviamo descritta, come realmente si svolgeva, sui libri della maestra e appassionata di storia locale Rosa Fronterrè Turrisi, secondo le narrazioni da ella raccolte presso gli anziani del luogo che ne erano stati diretti testimoni. 
I Flagellanti in lunga fila, scalzi, col dorso nudo, il capo cinto da giunco, una corda al collo, procedevano battendosi le spalle a sangue con i flagelli”.

 

La settimana santa a Ispica

Simulacro di Cristo alla Colonna
Basilica di Santa Maria Maggiore in Ispica (RG)

Una volta giunti sul loggiato del Sinatra, antistante la Basilica, i flagellanti potevano entrare in chiesa, avvolti da una coltre di incenso e di ex-voto appesi alle colonne laterali della navata centrale e recarsi prostrati dinanzi all’altare del “Patri a culonna”.

Il loro flagello era un pubblico riconoscimento per la grazia ricevuta e/o per la loro devozione verso la statua del “Cristo alla Colonna“.

Così, un tempo, iniziava la lunga giornata del giovedì santo dei “Cavari”: antichi custodi di un rito ai confini tra il sacro e il profano.

Giornata che termina a notte tardi, e con il consueto sconfinamento oltre la mezzanotte.

 

I riti proseguono il venerdì santo con la celebrazione della passione del Signore e con il mistero dell’adorazione della croce.

 

 

La settimana santa a Ispica 1

Simulacro del Cristo alla Croce
Chiesa della Santissima Annunziata in Ispica (RG)

Il venerdì santo è il giorno della confraternita dei  “Nunziatari” e del “Cristo alla Croce“.

I riti della settimana santa terminano la domenica di Pasqua con l’incontro fra le statue della Madonna e del Cristo risorto, accompagnato da un assordante suono di campane e fuochi d’artificio.

Pasqua, giorno di ritrovata pace nelle famiglie e di fratellanza tra i popoli; con l’augurio che il lago Mediterraneo, torni ad essere un luogo di pace, di accoglienza e di sereni rapporti fra tutti le genti che vi si affacciano.

 

 

 

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